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Martedì, 03 Settembre 2013 08:57

La Valle dell'Ombrone: trekking e bici

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Boschi e fiumi, centri storici e monumenti isolati rendono la valle meritevole di una visita attenta. Dal punto di vista naturalistico, la zona più interessante coincide con le Riserve Naturali del Farma e del Basso Merse, al confine tra le Provincie di Grosseto e di Siena, che includono boschi di cerro e roverella e una ricca macchia mediterranea. Sulle due rive dell'Ombrone il paesaggio diventa più dolce e alterna i campi coltivati ai boschi, agli incolti e ai filari di cipressi che ricordano la vicina Val d'Orcia. Una fitta macchia mediterranea riveste le colline di Sticciano, Batignano e Roselle, affacciate sulla pianura di Grosseto. Tra i numerosi centri storici meritano una visita Casal di Pari, Pari, Civitella Marittima, Paganico, Campagnatico, Sasso d'Ombrone, Batignano e Sticciano. La città etrusca e romana di Roselle è tra le più importanti della Toscana. Alle Terme di Petriolo ci si può collegare con i sentieri della Provincia di Siena, al castello del Belagaio si incontrano quelli del Trekking Roccastrada, a Cinigiano e Castiglioncello Bandini ci si collega con i percorsi dell'Amiata.Da Paganico a Campagnatico
Percorso a cavallo e in bicicletta - 8 kmSulla destra orografica dell'Ombrone, questo percorso su strade sterrate conduce dalle mura medievali di Paganico al borgo di Campagnatico. Da Casal di Pari al Castello del Belagaio
Percorso a piedi, a cavallo e in bicicletta - 9 kmUn piacevole percorso che segue 2 km di strada asfaltata che poi più avanti diventa sterrata. Da Casal di Pari si va a ovest e si costeggia il Poggio dei Leccioni e il Poggio al Perello, entrando poi nella Riserva Naturale del Farma. Una discesa precede l'arrivo al Castello del Belagaio, raggiunto da due itinerari del Trekking Roccastrada. Da Casal di Pari a Pari e alle Terme di Petriolo 
Percorso a piedi, a cavallo e in bicicletta - 9 kmUn percorso a semicerchio verso la valle del Merse, che inizia a Casal di Pari, tocca il centro storico di Pari e si conclude alle Terme di Petriolo, che conserva parte delle mura quattrocentesche. Si può proseguire sui sentieri della Provincia di Siena verso Monticiano, Montalcino o Buonconvento.Da Pari a Monte Antico    
Percorso a piedi, a cavallo e in bicicletta - 11 kmL'itinerario si svolge a saliscendi fino al Poggio di Nanni, poi scende alle campagne sulla destra orografica dell'Ombrone e le percorre fino alla chiesa e al castello di Monte Antico. E' possibile compiere un anello di 3,5 km intorno alla collina di Monte Antico. Da Batignano a Sticciano
Percorso a piedi, a cavallo e in bicicletta - 10 kmUn bell'itinerario sulle colline tra la Valle dell'Ombrone e le bonifiche della valle della Bruna. Raggiunto in salita il Convento si scende verso il Fosso Michelaccio, poi si risale al Poggio Valdidonna e a Sticciano. Da Sticciano a Montorsaio  
Percorso a piedi, a cavallo e in bicicletta - 9 kmAnalogo ma più solitario del precedente, attraversa i boschi e la macchia mediterranea ai piedi del Poggio Leoni e raggiunge la strada sterrata e Montorsaio. Da un bivio si può piegare a destra raggiungendo in 3,5 km Batignano. Da Paganico a Montorsaio
Percorso in bicicletta - 9 kmUna scorrevole strada tra boschi e campi, asfaltata fino a una grande cava e poi sterrata, permette di salire dalle rive dell'Ombrone al panoramico borgo di Montorsaio. Da Sasso d'Ombrone a Monte Cucco   
Percorso a piedi, a cavallo e in bicicletta - 12 kmUn piacevole percorso sulle colline della sinistra orografica dell'Ombrone, che tocca Poggi, prosegue a mezza costa e raggiunge in salita il borgo di Monte Cucco. Si può completare l'escursione con un anello di 3,5 km a sud di Monte Cucco. L'anello di Cinigiano e Castiglioncello Bandini   
Percorso a piedi, a cavallo e in bicicletta - 21 kmUn lungo anello in buona parte su strade sterrate, sulle colline ai piedi del versante occidentale del Monte Amiata. Dirigendosi a nord verso la Porrone a il Poggio Campi Bui, si torna poi a sud su un ampio crinale incrociando la strada da Cinigiano a Monticello Amiata. Al ritorno si attraversa la valle del torrente Melacce. I Sentieri di Monticello Amiata
Percorso a piedi, a cavallo e in bicicletta - 14 kmVari itinerari permettono di esplorare le colline ai piedi del versante occidentale dell'Amiata. Si può scegliere tra un anello a nord del paese (3,5 km), il sentiero che attraversa la valle del Torrente Zancono e raggiunge Montelaterone (3,5 km) e quello che aggira il Poggio Materaio e raggiunge Salaiola (7 km complessivi).

Fonte: Provincia di Grosseto

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Oggi l’Artico è in pericolo come mai prima: negli ultimi 30 anni ha perso più di tre quarti del volume dei ghiacci e lo scorso settembre il livello di questi ha toccato un triste minimo storico. Lo scenario potrebbe essere più drammatico. Per quest’anno, gli esperti del National Snow and Ice Data Centre hanno preannunciato un nuovo livello dello scioglimento dei ghiacci che “senza dubbio”, dicono, sarà tra i cinque più bassi record della storia. Secondo molti gli scienziati il ghiaccio potrebbe svanire totalmente entro il 2020.

Salvare la casa degli orsi polari con un giro in bicicletta: è la proposta lanciata da Greenpeace. Si tratta, chiaramente, di un'iniziativa organizzata per sensibilizzare l'opinione pubblica e porre l'attenzione sui rischi che corrono questi splendidi animali.

"L'Artico è in pericolo - scrivono gli attivisti -. Le trivellazioni petrolifere guidate da Shell stanno per iniziare. Gli orsi polari rischiano di perdere la loro casa. Ferma con noi la corsa all'oro nero. Unisciti anche tu alla Pedalata Polare per salvare l'Artico".

Greenpeace invita tutti a prendere la bicicletta e pedalare per l’Artico il 15 settembre 2013.

Questa simbolica “Pedalata Polare” coinvolgerà sei città italiane – Bari, Catania, Milano, Napoli, Roma e Verona – con artisti di strada, gelati, palloncini e attività per i più piccoli, tutto a tema Save The Arctic. Per maggiori informazioni www.pedalatapolare.org

Fonte: www.greenpeace.org

Martedì, 03 Settembre 2013 08:17

In bici al Parco Nazionale del Circeo

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Il percorso di oggi ci porta a scoprire i dintorni del Parco Nazionale del Circeo in provincia di Latina. Dalle case di Borgo Grappa, raggiungibili facilmente da Sabaudia e da Latina, si incomincia a pedalare seguendo le indicazioni per il mare. Dal bivio che scavalca le acque del rio Martino si mantiene la destra dove sono ormeggiate numerose imbarcazioni. Arrivati al mare si segue la strada costiera che inizia il percorso tra il litorale e il lago di Fogliano. In questa zona potrete facilmente vedere centinaia di cormorani che sostano sui paletti o sorvolano l’area. Costeggiando l’ultimo lembo di lago lungo la strada si piega a destra per passare sull’altra sponda. Si continua a pedalare portandosi lontano dalla riva del mare. Tornati sulla litoranea, la si percorre per circa 12 km superando Borgo Grappa fino a raggiungere la deviazione sulla destra in corrispondenza della cantoniera Capo d’Omo. Poco prima del mare e di una doppia curva si costeggia la zona umida dei Pantani dell’Inferno dove si possono effettuare gli avvistamenti ornitologici più interessanti dell’intero Parco del Circeo. Raggiunta la costa si supera sulla destra lo sbarramento per le auto e si comincia a pedalare in completa tranquillità sulla duna, tra cespugli di ginepro e le trame verdi dei fichi degli Ottentotti. Sulla destra il lago di Caprolace offre ancora la possibilità di fare birdwatching. La parte finale del percorso si sviluppa lungo il piccolo lago dei Monaci. La strada supera nuovamente lo sbarramento per le auto e piega a destra dove, seguendo il rio Martino si torna al ponte chiudendo l’anello a Borgo Grappa.

Fonte: www.parcocirceo.it

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Per cambiare profondamente il volto di una città basta un numero magico (il numero 30). E non ci vogliono nemmeno troppi soldi. A Parigi, per esempio, con soli 2,6 milioni di euro di stanziamenti, l’amministrazione di Bertrand Delanoe ha messo a punto un piano rivoluzionario. Un format esportabile in qualunque città europea (Italia compresa): dal prossimo settembre su 560 km di rete stradale il limite massimo di velocità consentito alle automobili sarà di 30 Km/h (il 37% delle strade cittadine). Il nuovo piano “La rue en partage” (“la strada in condivisione”, ndr ) non dovrebbe essere un dramma, eppure le questioni della mobilità urbana provocano sempre accesi dibattiti politici e sociologici. Anche a Parigi. Per semplificare, da una parte ciclisti che rischiano la vita e dall’altra adepti del culto motorista sempre più rancorosi e su di giri. E dire che in nessuna metropoli europea la media di chilometri percorsi da un’auto ingolfata nel traffico si avvicina al numero magico: ovunque la bicicletta è il mezzo più veloce per spostarsi nelle aree urbane. A Parigi questo limite verrà fissato in una trentina di quartieri, che vanno ad aggiungersi ad altre 74 zone della città dove la velocità è già regolata in questo modo. Ma non c’è limite al meglio: nella capitale francese sono già attive 23 “zone di incontro” dove le auto non possono superare i 20 Km/h; qui pedoni e ciclisti sono padroni della strada, e le automobili sono “avvisate” da strisce bianche perpendicolari alla carreggiata formate da piccoli rettangoli tipo pixel, una via di mezzo tra segnaletica e arte di strada, un modo poco invasivo per invitare gli automobilisti a rallentare.

L’obiettivo di questo programma che per noi sembra lunare è piuttosto semplice, invitare gli automobilisti a scegliere il mezzo di trasporto più semplice e moderno del mondo: la bicicletta. E a rispettare le due ruote: i ciclisti, nelle zone 30, potranno anche “bruciare” il semaforo rosso per svoltare a destra. Di questo passo, le automobili a Parigi diventeranno un mezzo di trasporto in via d’estinzione, e del resto lo confermano le statistiche: già ora il 60% degli spostamenti si fa a piedi, il 27% con i trasporti pubblici, il 7% in automobile e il 4% in bicicletta. Percentuali impensabili per l’Italia, il paese europeo più in ritardo rispetto allo sviluppo della ciclabilità e alla cultura della mobilità alternativa. Londra, per esempio, giusto per non restare indietro rispetto a Parigi, sta pensando di estendere l’attuale percentuale di zone 30 (oggi circa il 19% delle strade urbane) a quasi tutta la città – rimarrebbero escluse solo le arterie ad alto scorrimento. Possibile? Per Isabel Dedring, responsabile dei trasporti londinesi, non ci sarebbero problemi: «Andrà a finire come capitò con il divieto di fumo nei locali, nessuno lo riteneva possibile fino a quando non è successo».

Bisognerà solo convincere i distretti, ma già alcuni hanno imposto i 20 miglia all’ora in tutte le strade, con risultati molto soddisfacenti e dunque contagiosi. A Monaco, altra città virtuosa, sono così visionari che entro il 2025 puntano ad avere la quota di spostamenti in automobile al di sotto del 20% nelle zone centrali (taxi compresi). Lo ha annunciato Hep Monatzeder, vicesindaco della città dove ha sede la Bmw – provate adesso ad immaginare il sindaco di Torino Piero Fassino e la Fiat di Marchionne. Monaco, per raggiungere l’obiettivo, solo nell’ultimo anno ha già stanziato 10 milioni di euro per la ciclabilità. In Italia (2.556 ciclisti morti negli ultimi dieci anni), sull’onda di un’evidenza che ha trasformato la bicicletta nello strumento più efficace per praticare più che sognare un mondo diverso, soprattutto nelle città, anche la politica si è dovuta accorgere che qualcosa si sta muovendo. Con ritardo e inconcludenza imbarazzanti. A parte i sindaci volonterosi che ci deliziano con improbabili pedalate propagandistiche, diverse associazioni hanno presentato una proposta di legge proprio per introdurre il limite dei 30 Km/h nei centri urbani (già sottoscritta da circa sessanta deputati di tutti gli schieramenti).

L’obiettivo della Rete della Mobilità Nuova, seppure meritevole, dice a che punto siamo rispetto alle esperienze europee: obbligare i sindaci, entro due anni, a far scendere gli spostamenti motorizzati con mezzi privati almeno sotto al 50%. Un’impresa disperata visto che la quasi totalità delle risorse per la mobilità vengono destinate all’alta velocità e alla rete autostradale, anche se le lunghe distanze assorbono meno del 3% degli spostamenti di persone e merci. Eppure, nonostante l’ottusità del sistema, in Italia le campagne di sensibilizzazione per sostenere il limite di velocità di 30 km/h si stanno moltiplicando con diverse iniziative dal basso. Il rischio però è che per un difetto di comunicazione non si riesca a far comprendere la portata di un semplice provvedimento che nelle nostre città sarebbe a dir poco storico, se non irrinunciabile: qui non ci sono in gioco solo i diritti (o le pretese) di qualche scanzonato cittadino che vuole liberarsi dalle automobili per pedalare in santa pace. C’è ben altro.

Proviamo a mettere tra parentesi – anche se è impossibile – lo studio approfondito appena realizzato dall’Istituto dei Tumori di Milano che ha dimostrato una stretta relazione tra l’inquinamento e il rischio di tumori al polmone (300 mila le persone testate, 36 i centri europei coinvolti). È stato misurato l’inquinamento dovuto alle polveri sottili (Pm10 e Pm2,5) causato in gran parte all’emissione dei motori a scoppio e agli impianti di riscaldamento. La conclusione è drammatica: per ogni incremento di 10 microgrammi di Pm10 per metro cubo presenti nell’aria, aumenta il rischio di tumore al polmone di circa il 22%. Sono cifre da ecatombe, questo tipo di tumore rappresenta la prima causa di morte nei paesi industrializzati, e solo in Italia nel 2010 si sono registrati 31.051 nuovi casi. Non bisognerebbe aggiungere altro per imporsi l’obiettivo di rottamare il mezzo di trasporto più mortifero, ma torniamo al limite dei 30 Km/h per entrare nello specifico dei tanti benefici per tutti. Automobilisti compresi. Prima di tutto si abbasserebbe la mortalità. In Europa, tumori a parte, ogni anno muoiono 35.000 persone a causa di incidenti stradali (un milione e mezzo rimangono ferite). L’Italia contribuisce alla statistica con 5 mila morti all’anno (e 300 mila feriti): quasi un quarto delle vittime sono pedoni e ciclisti. Tutta colpa della velocità? Sì.

Come dimostra uno studio londinese, quasi tutti gli incidenti che hanno ucciso ciclisti sono avvenuti in strade con un limite fissato a un minimo di 48 Km/h. I dati sui pedoni sono inconfutabili: se un’automobile investe una persona a 65 Km/h la uccide nel 90% dei casi, a 50 Km/h nel 20% dei casi, a 30 Km/h nel 3% dei casi. Data per scontata la maggior vivibilità delle strade con l’istituzione delle “zone 30″ – cosa di per sé gradevole ma che per alcuni potrebbe non essere prioritaria – va sottolineata anche la considerevole riduzione dei costi sanitari a fronte di una diminuzione dei sinistri (il Pil annuale perso a causa degli incidenti viene valutato attorno al 2%). Inoltre, la riduzione della velocità, come dimostrano alcuni studi effettuati ad Amburgo, farebbe diminuire dal 10 al 30% l’emissione di gas inquinanti. Sul banco degli imputati ci sono gli automobilisti che si ostinano a guidare in città, eppure il numero magico funzionerebbe anche per loro: consumerebbero meno carburante (12% secondo una ricerca tedesca) e anche loro morirebbero con minor frequenza.

Fonte: comune info; il manifesto (articolo pubblicato anche su eddyburg.it).

Lunedì, 02 Settembre 2013 08:37

La Treviso-Ostiglia. 116 km di pista ciclabile

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È uno dei percorsi più affascinanti di tutto il Veneto. La Treviso-Ostiglia, 116 chilometri complessivi di cui 32 nel padovano. La presidente della Provincia di Padova Barbara Degani, in sella alla bicicletta, ha aperto il percorso partendo da villa Marcello a Levada di Piombino Dese. Alla cerimonia erano presenti il vice presidente della Regione Veneto Marino Zorzato, il vice presidente della Provincia di Padova Roberto Marcato, gli assessori provinciali Gilberto Bonetto e Mirko Patron oltre a molti sindaci, autorità, rappresentanti di associazioni e cittadini. La storia e gli scorci che il percorso propone hanno un fascino che molti Paesi ci invidiano. L’itinerario è stato infatti ricavato sul sedime dell’omonima linea dell’ex ferrovia realizzata per fini bellici e strategici tra il 1920 e il 1940. Fu bombardata dagli Alleati nel corso della Seconda guerra mondiale e il ripristino, più volte annunciato dal Dopoguerra in poi, oggi dopo tre anni di lavoro tra progettazione e realizzazione diviene finalmente realtà. Il progetto ha quindi anche il merito di raccontare una pagina di storia dell’Italia e del Veneto e, dal punto di vista architettonico, di valorizzare i sei caselli ferroviari e i due magazzini di pregio che si trovano lungo i binari. Il tragitto, per molti tratti alberato, attraversa luoghi ancora incontaminati del Veneto, aree di grande interesse ambientale e artistico, borghi che attraggono per la varietà dei prodotti tipici ed enogastronomici. Il percorso collegherà le città di Treviso e Ostiglia con il fiume Po in provincia di Mantova attraversando le province di Padova, Treviso, Vicenza e Verona. Nel territorio padovano la Treviso-Ostiglia tocca ben 10 Comuni: Piombino Dese, Trebaseleghe, Loreggia, Camposampiero, Santa Giustina in Colle, San Giorgio delle Pertiche, Campo San Martino, Curtarolo, Piazzola sul Brenta e Campodoro. I lavori di recupero del tratto padovano sono stati suddivisi in due lotti: il primo, da Piombino Dese a San Giorgio delle Pertiche (per una lunghezza di quasi 20 chilometri), il secondo (da Campo San Martino a Campodoro), che verrà ultimato nel corso del 2013, quando ci sarà la grande inaugurazione dell’intera opera. Il costo per la realizzazione di entrambi i lotti ammonta a 4,6 milioni di euro. Il cicloturismo, pur essendo considerato turismo di nicchia, muove in Europa circa 6.000.000 di persone e ha registrato in Veneto, nel 2012, un incremento del7%. Se poi si analizzano i dati dei “dilettanti” delle due ruote, scopriamo che i potenziali utenti sono in Italia circa 25.000.000. Un dato che fa capire l’importanza, in termini di sviluppo turistico, di questo segmento di mercato. Per il completamento dell’opera, in gran parte già realizzata e inaugurata, è necessario reperire ulteriori risorse, possibilmente fondi europei, e siglare un accordo con FFSS per la concessione o l’acquisto dei sedimi ancora mancanti. Le quattro Province venete si sono trovate d’accordo nel dare mandato alla Regione per trattare con le Ferrovie e individuare finanziamenti europei attraverso il POR 2014-2020 (Programma Obiettivo Regionale). E’ stata confermata inoltre la volontà di sostenere economicamente l’opera e di portare le richieste dei singoli Comuni sul tavolo regionale. “Il percorso ciclopedonale del padovano – ha dichiarato Barbara Degani – è quello più avanzato. L’ultimo tratto sarà inaugurato a settembre. Abbiamo sempre creduto nel progetto sin dall’inizio perché ci permette di sviluppare un turismo ecosostenibile e di recuperare la nostra storia, la nostra cultura e la nostra enogastronomia. Restano da superare due criticità: a Camposampiero e a Campo San Martino, ma siamo già sulla buona strada. L’incontro che oggi ho voluto, è stato utile per individuare una strategia condivisa e essere più incisivi nelle istanze da presentare a FFSS e all’Europa, dopo che la Regione ha già contribuito in maniera determinante con risorse economiche e strategie urbanistiche”.

 Fonte: www.provincia.pd.it

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Il sindaco di Roma Ignazio Marino è stato intervistato per il progetto Radio Bici, facendo un giro in tandem nel centro storico della città (sotto la pioggia). Marino, parlando di mobilità sostenibile, ha dichiarato che entro due anni vorrebbe riuscire a togliere dalle strade di Roma almeno il 20 per cento delle automobili e ha rivolto un messaggio al suo collega di Milano, Giuliano Pisapia.

Fonte: www.ilpost.it

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