Martedì, 08 Gennaio 2013 15:16

La bicicletta inglobata dall'albero (video)

Vota questo articolo
(0 Voti)
Risale agli anni '50 la nascita della storia della bicicletta che si trova oggi inglobata in un albero a Vashon, Washington, e con più precisione al 1954.
Letto 1586 volte

Potrebbero interessarti anche

  • BiciFi, il festival della bici a Firenze dall'1 al 3 marzo
    Mancano meno di due mesi al grande evento BiciFi, che la città di Firenze ospiterà dal 1 al 3 marzo 2013.

    Più che di una fiera, si tratta di un vero festival che introdurrà "la bicicletta" prima dei Mondiali di Ciclismo che si svolgeranno nel capoluogo toscano nel mese di settembre.

    BiciFi intende proporre ai visitatori appassionati della bicicletta, una variegata scelta di proposte, che vanno dalla prova di nuovi modelli di bici, agli accessori sempre più tecnologici, alle tendenze fashion e della moda.

    Gli spazi espositivi saranno affiancati da eventi, dibattiti e mostre, sempre inerenti alle due ruote.

    Il padiglione MobiCity del festival BiciFI è dedicato proprio ai temi della bicicletta nella mobilità urbana ed extraurbana. Uno dei principali stand sarà quello della FIAB (Federazione Italiana Amici della Bicicletta n.d.r) che verrà presidiato dai volontari dell'associazione FirenzeinBici mobilitati allo scopo, con tante attività ed iniziative.

    Oltre alla promozione dell'uso della bici come mezzo ecologico e salutare, verranno promossi e proposti molti eventi.

    Dal progetto Bike to Work, allo spazio per dibattiti e attività; mostre didattiche sul cicloturismo, sulla "Città che vogliamo" e quella fotografica dell'artista Monique Erba Robin. Non mancherà una pedalata notturna tra le vie fiorentine, corsi e gare di cicloriparazioni e una caccia al tesoro che vedrà i partecipanti impegnati e messi alla prova su resistenza e conoscenza della bici.

    Sarà presente anche un ospite importante: Wolfgang Dvorak, direttore di Velo-City 2013, evento mondiale sulla bicicletta, che si svolgerà quest'anno a Vienna.

    Per concludere, il lavoro non manca e tutti si stanno impegnando per il successo dell'evento, che spera di vedere molti visitatori.

    Appuntamento, quindi, a Marzo a Firenze. Non ci resta che sperare che anche i lettori di BiciZen siano tra questi!

    Marina Brizzi

    CD FirenzeinBici – FIAB Onlus

    Fonte: bicizen

  • Gino Bartali, il mito brontolone
    di Gianni Trivellato

    Rimestando in un vecchio baule ho ritrovato, tra tante vecchie testimonianze, anche una raccolta della Gazzetta dello Sport, anni ottanta. E sfogliando il giornale, ad un certo punto mi sono imbattuto in una prima pagina che esaltava un trionfo di Gino Bartali al Tour de France del 1948.

    Cosi' mi e' tornata alla memoria un'intervista che ho avuto il piacere di fare ad un campione che, assieme a Coppi, rimane un mito dello sport italiano, nonostante un carattere non certamente facile. "L'e' tutto sbagliato! L'e' tutto da rifare!" Una frase che il "ginettaccio" ripeteva spesso e che oggi sarebbe quanto mai attuale, considerata la situazione in cui si trova l'Italia, sia politicamente che economicamente.

    Lo chiamavano il "brontolone", perche' aveva spesso di cui ridire, ma non sempre a torto. Io ebbi la fortuna di conoscerlo, e di poterlo intervistare, in una giornata di riposo del Giro negli ormani lontani anni ottanta. Se non ricordo male, mi pare fossimo dalle parti di Rieti, in una corsa rosa poi vinta da Moser, anche se a mio modesto avviso il vincitore morale fu il francese Fignon. Lo scrissi sul giornale e lo dissi anche alla radio, con il rischio di inimicarmi le simpatie del Checco nazionale, a quel tempo primatista del record dell'ora.

    E proprio in quella occasione ebbi modo di appurare come Moser fosse e sia una persona intelligente, disposto ad acettare tutti i pareri, anche quelli a lui contrari. Ma torniamo al "Ginettaccio". Gli anni ottanta contrassegnarono i primi cambiamenti in un ciclismo che da eroico e intriso quasi esclusivamente di passionalita' stava diventando sempre piu' professionale, laddove nulla sarebbe poi stato lasciato all'improvvisazione.

    Comparvero al Giro le prime cosidette "cliniche mobili", grandi pullman particolarmente attrezzati da un punto di vista sanitario, dove i piu' grandi campioni salivano al termine delle tappe piu' impegnative, si diceva, per un "lavaggio del sangue". In poche parole per depurarlo: e se chiedevi maggiori e piu' approfondite informazioni sulla questione, ti veniva riposto che non c'era nulla di illecito e che era tutto legalmente consentito. Pero' in quei pullman ti guardavano bene dal farti entrare.

    Quando chiesi a Bartali un suo parere su questa novita', brontolo' qualcosa sottovoce, e riuscii a capire a stento che secondo lui si stava imboccando una strada sbagliata. "Muscoli buoni, fiato in abbondanza e tanti sacrifici negli allenamenti - mi disse - sono i giusti ingredienti per correre in biciletta e arrivare primi, sia sulle montagne che nelle volate". Io aggiungo anche un cuore che a riposo non superava i 36-38 battiti al minuto.

    Allora, di fronte a questi suoi brontolii, ricordo bene che quasi nessuno si prestava ad ascoltarlo. Ma oggi, pensando alle vicende legate allo statunitense Amstrong, si capisce come il "Ginettaccio" avesse purtroppo ragione. La carriera ciclistica di Bartali ha dell'incredibile, se si pensa che vinse due Tour, tre Giri, 4 Milano-Sanremo, vesti' 4 volte la maglia di campione d'Italia, e poi vari Giri di Lombardia, di Svizzera, di Toscana e altri ancora. Il tutto nonostante in mezzo a cotanta carriera vi sia stata la guerra, con un'interruzione delle corse ciclistiche di quasi sei anni! Una vita spesa in gran parte per la bicicletta, senza pero' trascurare la famiglia e il suo Credo.

    Bartali era infatti un fervente cattolico e non cerco' mai di mascherare questa sua profonda convinzione. In quell'inchiesta, tra le tante testimonianze sportive, gli chiesi perche' credeva in Dio e chi gli aveva dato quella forza. "Ce l'ho dentro di me, e' un dono di Dio e io lo ringrazio ogni giorno per questo grande regalo. Vorrei che tutti gli uomini pensassero come me, e allora non ci sarebbero ne' guerre ne' ingiustizie". Bartali e Coppi, impossibile dire chi sia stato piu' grande. Il giudizio piu' sincero lo ha dato Fiorenzo Magni, il cosidetto "terzo incomodo" e che vivendo la stessa epoca sportiva dovette accontentarsi delle...briciole. "Li ho sempre ritenuti due autentici fuoriclasse. Io - continua Magni - sono stato sempre con i piedi per terra riconoscendo la loro superiorita'. Li chiamavo "i due diavoli", era come corressero su un altro pianeta e hanno fatto sicuramente la storia di un ciclismo che oggi, e lo dico con grande rimpianto, non esiste piu".

    Un ciclismo che oscurava anche le vicende del pallone, tanto e' vero che una loro vittoria veniva celebrata sulla Gazzetta in prima pagina e il derby tra Juventus e Torino andava in terza pagina. In poche parole il calcio doveva accontentarsi del secondo posto dopo il ciclismo. In quegli anni ottanta la famosa foto che ritraeva Coppi e Bartali che si passavano una bottiglietta d'acqua non faceva tanto rumore come oggi. Potessi interrvistarlo oggi, chiederei a Bartali se fosse stato lui a passarla a Coppi o viceversa.

    Avendolo conosciuto abbastanza bene sono quasi sicuro che mi risponderebbe con un mezzo sorrisetto, dimostrando di possedere anche una buona dose di diplomazia. "Non ricordo bene - mi direbbe - eravamo sotto sforzo in una impegnativa salita. Chissa' quante altre volte si e' ripetuto un gesto simile. Come potrei ricordare proprio quello?" Gia', come avrebbe potuto...Anche perche' va detto che la loro era molto di piu' di una semplice rivalita', condita comunque sempre di stima e rispetto, l'uno verso l'altro.

    Quelli di Bartali e di Coppi erano due mondi diversi che si sfioravano solamente sulle salite del Giro o del Tour. Per il resto erano due mondi lontani anni luce. Da una parte il Gino, un atleta che interpretava i sogni di una sponda popolare moderata, legata alla Democrazia Cristaian. Dall'altra un atleta elegante, con un talento ciclistico quasi sopranaturale, portato a meglio sposare (cosi' si dice) le famose bandiere rosse. Erano i tempi di un'Italia simile a quella di Don Camillo e Peppone, un'Italia che una mattina del 1948 sfioro' una guerra civile quando un giovanotto sparo' al segretario del Partito Comunista Palmiro Togliatti con il rischio di ucciderlo. Centinaia di migliaia di italiani scesero in piaza innalzando le bandiere con la falce e il martello e si temette veramente il peggio.

    Allora il presidente del Consiglio era il democristinao Alcide De Gasperi che telefono' a Bartali impegnato al Tour. Gli chiese chiaro e tondo di vincere per l'Italia. In due giorni si affrontarono altrettanti micidiali tapponi: la Cannes-Briancon e la Briancon-Aix les Bains. Bartali sbaraglio' il campo e addirittura volo' sul mitico Izoard, lasciando a bocca aperta i francesi, convinti di avere ormai il Tour in tasca. La notizia del trionfo di Bartali arrivo' attraverso la radio nel pomeriggio e nelle piazze le manifestazioni di protesta politica si trasformarono in cortei festosi al grido di "Viva Bartali! Viva l'Italia!" Chissa', mi piace immaginare che forse ancora oggi Bartali, lassu' tra le stelle, ricorda con orgoglio quel memorabile giorno.

    Fonte: bicidepoca.com

  • "Safest Bike on the Road", la bici che si illumina di notte
    La bici più sicura del mondo? L'ha realizzata Josh Zisson, puntando tutto sulla visibilità nel traffico nelle ore di minore luminosità. Oltre a un sistema di illuminazione alimentato con dinamo e tanti altri accorgimenti, la "Safest Bike on the Road" è soprattutto rivestita con un sistema retroriflettente in polvere brevettato da una società chiamata Halo Coatings.

    Il concetto è semplice quanto rivoluzionario: quando i fari di un auto colpiscono l'oggetto ricoperto di questo materiale, la polvere si illumina di un bianco brillante. Il rivestimento retroriflettente "è estremamente resistente, conveniente e funziona anche di giorno – spiega la compagnia- . Di notte, il rivestimento protegge le persone e gli oggetti con oltre 300 metri di visibilità luminosa". Maggiore visibilità delle persone e degli oggetti di notte, una maggiore resistente contro la corrosione e una tecnologia 100% di verde, assicura Halo.

    Il materiale, insomma, oltre a salvare la vita illuminandosi di notte, è anche a buon mercato ed estremamente durevole ed ecologico, almeno secondo l'azienda e Zisson, che ha ben pensato di ricoprirci la sua speciale bici. "Circa un anno fa – spiega il ciclista- ho deciso che volevo rendere la bici più sicura per il trasporto su strada. Questo è il risultato. Ha una dinamo nella parte anteriore, fari a LED e le luci diurne. Ha una luce posteriore speciale che monitora la tensione proveniente dalla ruota anteriore, e quando stai per frenare, inizia a lampeggiare, inviando un chiaro messaggio alle macchine dietro. Proprio così, questa bicicletta ha le luci di stop".

    La bici più sicura del mondo dispone anche di un ottimo sistema frenante, di parafanghi per ripararla durante gli spostamenti sotto la pioggia, di pneumatici resistenti ai buchi e di un doppio cavalletto. A tutto questo, chiaramente, va aggiunto il telaio retroriflettente, una delle soluzioni più sicure per le bici su strada. "Quando i fari lo colpiscono, il mezzo si illumina e diventa bianco brillante, rendendo quasi impossibile per i conducenti non vederlo – conclude Zisson-. Sono convinto che questa tecnologia ad alta visibilità possa davvero salvare vite umane e rendere la bicicletta più sicura per tutti".

    Fonte: GreenMe (Roberta Ragni)

Video

Itinerari

Tuttobike

Tutto quello che serve agli appassionati delle due ruote, punti vendita, assistenza, riparazioni e abbigliamento.