La domanda di biciclette elettriche e a pedalata assistita, nel mercato mondiale, ha ormai raggiunto dei numeri così risultando un “giro d’affari” non indifferente. Secondo i dati pubblicati dall’agenzia "Navigant Research" il valore globale delle bici vendute è di circa 16 miliardi di dollari.

L’ulteriore previsione di crescita attesa in Europa Occidentale e in America, secondo le stime di “Technavio” la vendita di bicicletta a pedalata assistita nel 2021 arriverà a 45,2 milioni, insieme al programma di innovazione industriale promosso dal governo cinese (Piano Made in China 2025) che, delle bici elettriche ne ha fatto uno dei propri “cavalli di battaglia.
L’esportazione delle biciclette elettriche provenienti dalla Cina, in Europa, ha visto infatti una crescita vertiginosa: Moreno Fioravanti, segretario di EBMA (Associazione dei produttori UE di bici) ha stimato che dal 2010 l’incremento registrato è stato del 40% (circa 430mila biciclette) che, nel 2017, potrebbero superare addirittura gli oltre 800.000 esemplari. La quantità di biciclette elettriche immesse nel mercato europeo, peraltro a prezzi ridotti rispetto a quelle prodotte in Europa, ha fatto scattare un allarme generale che “preoccupa” un po’ tutti: consumatori e produttori di bici.
Secondo alcuni economisti ed esperti del settore, le biciclette prodotte in Cina hanno dei costi molto ridotti rispetto a quelle prodotte in Europa perché, oltre a godere degli incentivi statali (China Manufacturing 2025) avrebbero dei costi di produzione più bassi.
L’invasione delle bici elettriche cinesi, sta creando un clima di allarme generale tra tutte le aziende europee: solo in Italia, la politica di Pechino, potrebbe mettere a rischio l’occupazione di circa 90 mila persone. Questo “clima di allarme generale” ha portato la European Bicycle Manufacturers Association a presentare un esposto alla Commissione Ue, dove si chiede di applicare misure anti-dumping contro la Cina. La richiesta, qualora venisse accolta, farebbe sicuramente felice “la manifattura europea”.
Misure che parrebbero in contrasto con i principi del mercato globale da una parte, mentre dall’altra attuare un piano economico in grado di rispondere alle esigenze di mercato, promuovendo la qualità e l’assistenza dei prodotti europei potrebbe essere una possibile soluzione. Staremo a vedere.

Fonte: Navigant Research, www.ilfattoquotidiano.it; www.ilsecoloxix.it;

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