Sensibilizzare gli automobilisti ad avere maggior considerazione per gli utenti vulnerabili della strada e allo stesso tempo promuovere la ciclo mobilità sostenibile. Devono essere stati questi i motivi del nuovo percorso ciclabile che verrà ultimato a Torino in occasione della Settimana Europea della Mobilità Sostenibile.

Il capoluogo sabaudo, da qualche anno, sta diventando sempre più una città a “prova di bici”: sono tantissimi i cittadini e gli studenti universitari che quotidianamente usano la bicicletta come mezzo di spostamento quotidiano.
Così nel tentativo di favorire la mobilità dolce cittadina, dopo la notizia della progettazione di una nuova pista ciclabile che collegherà le stazioni ferroviarie di Porta Nuova e Porta Susa, arriva un provvedimento che ha l’obiettivo di “far convivere” nella medesima corsia i mezzi a motore e le biciclette, senza le classiche infrastrutture che delimitano gli spazi riservati ai bikers.
Si tratta di un limite di velocità di 30 km/h per alcune strade che attraversano il centro città e che transitano nei pressi di tutte le sedi universitarie torinesi.
Il limite di velocità è stato segnalato sull’asfalto, al centro della carreggiata, insieme al pittogramma della bici.
L’idea muove i passi dagli ultimi trend in materia di mobilità urbana adottati in diverse capitali del nord Europa: in Germania e in Olanda le zone 30 sono diventate realtà dal 1980. Un fenomeno che pian piano ha coinvolto anche la Francia, la Gran Bretagna e la Svizzera.
In Italia, le zone a limitazione di velocità, sono state istaurate nel 1996. In concomitanza della revisione del Regolamento di Attuazione del Codice della Strada.
La riduzione degli incidenti, ma soprattutto i risultati conseguiti in termini di efficienza della circolazione, di sicurezza stradale, di vivibilità e qualità dello spazio pubblico, hanno portato il Parlamento Europeo a “raccomandare vivamente e autorità competenti di introdurre una velocità massima di 30 km/h per le zone residenziali e per tutte le strade urbane a una sola corsia che non dispongono di pista ciclabile separata, al fine di proteggere meglio gli utenti vulnerabili della strada”. (Risoluzione sulla sicurezza stradale europea per il 2011-2020 (2010/2235(INI) del 27 settembre 2011).
Un radicale cambio di ideologia che, a pochi giorni dell’inizio della “Settimana Europea della Mobilità Sostenibile” in programma dal 16 al 22 settembre 2017, tende a sfatare l’idea che bici e mezzi a motore, con un po’ di senso civico, non possano convivere “pacificamente” anche in spazi condivisi.

Fonte: La Stampa;

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