Leggendo l’attuale decreto “Programma sperimentale di mobilità sostenibile” del Ministero dell’Ambiente, sembra quasi che usare il termine bicicletta crei delle difficoltà. Come se il più antico mezzo di deambulazione sia più un problema che una soluzione benefica ai problemi di circolazione, di smog e di salute.

È la sintesi delle motivazioni che hanno portato la FIAB (Federazione Italiana Amici della Bicicletta) a proporre delle modifiche al testo normativo che dovrebbe essere approvato nelle prossime settimane.
Le proposte sono state presentate venerdì 26 maggio 2016 dal senatore Stefano Vaccari e riguardano una serie di punti oscuri del testo originale. Come afferma Giulietta Pagliaccio, Presidente di FIAB, “nel leggere il decreto ci siamo accorti che c'è ancora molta confusione nell'affrontare il tema della mobilità sostenibile. Infatti, non si cita mai (o quasi) la parola bicicletta e si usa spesso un linguaggio sconosciuto alla stragrande maggioranza dei cittadini. Ad esempio parlare di attività di bike pooling, per riferirsi alla pratica del bicibus già diffusa in moltissimi comuni, sembra quasi un modo per confondere le idee. Oppure, si citano per il ‘bonus mobilità’ incentivi per ‘lavoratori e studenti che usano mezzi di trasporto a basse emissioni’, una descrizione che lascia spazio a molte interpretazioni: dal bonus per il trasporto pubblico a quello per l'utilizzo dell'auto elettrica o ibrida, e solo per analogia interpretativa si coglie che è inclusa la bici ... anche in questo caso la bicicletta non è mai citata”.
Ci sono altre osservazioni che sono state sottoposte alla commissione, ma l’aspetto più importante di queste “sensate precisazioni” è che in Italia, nonostante l’aumento della circolazione dei mezzi a due ruote, ci sia ancora una certa diffidenza nel promuovere la mobilità dolce come mezzo di circolazione.
Questa tendenza si evince dallo scarso apporto economico che il Collegato Ambientale destina alle politiche di mobilità sostenibile, soprattutto per i progetti di bike to work e bike to school che in altri Paesi hanno contribuito sensibilmente a ridurre il traffico cittadino.
FIAB, con queste iniziative lodevoli, oltre a non far mancare il proprio apporto a ogni progettualità a prova di bici cerca di indirizzare le poche risorse assegnate su idee concrete come il servizio intermodale e di bikesharing, la realizzazione di piste ciclabili, la messa in opera di progetti per la sicurezza dei ciclisti e la manutenzione delle aree ciclabili.
Tra le proposte c’è anche quella di istituire un coefficiente ponderato di premialità per moltiplicare l’integrazione dei sistemi di trasporto.

Fonte: fiab-onlus.it

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